Brindisi

Un atto vigliacco ha ucciso questa mattina una ragazza di 16 anni e ne ha ferite altre, la cui unica colpa era quella di andare a scuola e, forse, di voler partecipare alla Carovana Antimafia che oggi si trova a Brindisi.
Non a caso il giorno successivo al 73º anniversario della nascita del giudice antimafia Giovanni Falcone, e pochi giorni prima del ventesimo anniversario della sua tragica morte. Ma anche pochi giorni dopo un attentato intimidatorio che ha colpito il presidente del Comitato antiracket di Mesagne, tranquillo paese olivicolo del brindisino. E anche pochi giorni dopo la distruzione, apparentemente per mano fascista, del Centro Sociale “Cartella” a Gallico (RC).
Forse è presto per affermare con certezza i nomi dei responsabili, ma non aspetteremo i tempi della Giustizia per esprimere la nostra estrema indignazione.
«La mafia ha più paura della scuola che della giustizia», diceva il giudice Caponnetto.
Le tante stragi impunite ci raccontano poi la storia del dolore degli innocenti, gli intrecci mortiferi tra apparati dello Stato, poteri forti, criminalità organizzata.
Strategia della tensione, come nel 1969, come nel 1974, come nel 1992.
Mafia, fascisti, logge occulte, servizi deviati, chissà. Oggi la morte è passata per Brindisi: quali tragedie dovremo ancora subire?
Chi ha messo quelle bombe voleva uccidere tutti noi. L’onestà, la cultura, il conflitto, l’alternativa di un mondo più giusto.
Noi reagiremo, ci ribelleremo, resisteremo, moltiplicheremo la nostra lotta dentro ogni scuola, ogni istituto, dove sta la nostra gente. Con infinita rabbia, ma senza paura, con lucidità e determinazione.
Riportiamo la dichiarazione di Paolo Ferrero, Segretario nazionale di Rifondazione Comunista: «Contro la barbarie del terrorismo che vuole spaventare invitiamo alla
mobilitazione popolare. Se gli assassini che mettono le bombe e uccidono ragazze inermi vogliono seminare il terrore, spaventare, spingere la gente a chiudersi in casa, noi dobbiamo reagire, manifestare e discutere collettivamente. Invitiamo le organizzazioni
democratiche, i sindacati, i sindaci democratici a indire manifestazioni e assemblee pubbliche in tutti i comuni d’Italia. I terroristi hanno come obiettivo il popolo, il popolo deve ritrovarsi».

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I CIE (CENTRI DI IDENTIFICAZIONE ED ESPULSIONE) SONO INDEGNI DI UN PAESE CIVILE E DEMOCRATICO!

Qualunque approfondimento sui Cie, sia esso effettuato per motivi giornalistici, sociologici, giudiziari, politici, umanitari, di pubblica sicurezza, od emerga da dichiarazioni di diretti interessati (tanto dalla parte delle “guardie” che dalla parte dei “ladri”), offre una sconsolante visione della nostra democrazia: in tutta evidenza, infatti, ciò che permea tali non luoghi, infatti, è sempre la totale sospensione del diritto mediante l’applicazione di un regime di detenzione inammissibile per un paese che si consideri civile e, certamente, in contrasto con i princìpi della nostra Carta Costituzionale.
A questo proposito, non sono mancati, nei confronti dell’Italia, ammonimenti e censure da parte degli organismi europei ed internazionali sui diritti umani. Le condizioni, per coloro che sono ingiustamente costretti all’interno dei Cie, sono inumane e brutali, come più volte denunciato da Amnesty International e Medici senza Frontiere.
Essi, in definitiva, sono la reificazione di un arbitrio a sfondo razzista, in inquietante – ma logica – continuità con i lager di tutte le specie.
Le ‘maggioranze silenziose’ (spesso rese tali da martellanti campagne scientifiche di disinformazione ed allarmismi) tendono a volgere altrove lo sguardo ed a cambiare canale per non sottoporre la propria coscienza, spesso cristiana e quasi sempre umanamente sensibile, ad una insostenibile contraddizione morale: Costituzione e Dichiarazioni Universali, Vangelo e formazione nelle Parrocchie, Scuola e principi sportivi, onestà, bontà, rettitudine, coerenza, bonomia, solidarietà, nulla – ma proprio nulla – hanno a che vedere con l’idea stessa di Cie.
Ora, che Marco Scajola necessiti di protagonismo per esistere politicamente anche dopo la batosta subita dal partito ‘di famiglia’ e dopo la caduta della sindacatura Strescino, (nata, cresciuta e ingrassata nella più coerente ideologia ‘scajoliana’, ed abbattuta non già da lotte intestine, ma dalla costanza dell’opposizione di sinistra nel denunciare il malaffare del Porto di Imperia e il malcostume amministrativo, non stupisce.
Che lo faccia rispolverando la mai sopita propensione al populismo securitario – buono per alimentare le paure e i pregiudizi più facilmente eccitabili – con il solito, abusato corredo di incenso alle forze dell’ordine, e di grande comprensione, quasi sindacale, per i disagi degli operatori della sicurezza costretti a vagare per il territorio extra regionale alla ricerca di una stalla in cui rinchiudere il bestiame, conferma di quale moralità politica, oltre che di quale spirito di carità, il coordinatore provinciale del PdL sia in realtà portatore.
Marco Scajola, associando la criminalità con la presenza dei Cie, assegna la ‘patente’ di ‘criminale’ ad ogni persona non in possesso di schegge di burocrazia, (quasi sempre per colpa della burocrazia stessa che ritarda anni nel rilasciare documenti dovuti!), e propone di contrastare tale, presunta criminalità con metodi riconosciuti illegali dalla stessa UE, in contrasto con la nostra Carta costituzionale e con la stessa morale cattolica di cui notoriamente egli si sente alfiere.
Dietro allo spaccio di bonomia che promana dai suoi interventi e dalle accattivanti immagini rinvenibili sulla rete, il vassallo è nudo, ed esibisce tutta la pochezza del suo discorso, fatto di cinico populismo e politicismo piccolo e becero.
Non dimentichiamo, inoltre, i tantissimi migranti dispersi e morti in mare per effetto della militarizzazione delle coste e anche per gravi omissioni di soccorso, e non, come ci vogliono far credere i media, per “avverse condizioni atmosferiche”.
Queste richieste da ‘stato di polizia’, focalizzando l’attenzione sugli immigrati ancora una volta in termini ‘colpevolizzanti’ e ‘criminalizzanti’,  tendono a favorire un clima da ‘guerra tra i poveri’, in un momento drammatico del nostro Paese, nel quale, in realtà, si sta consumando un terribile massacro sociale sulla pelle dei lavoratori e dei soggetti più deboli, sempre più portati alla disperazione dalle sciagurate politiche recessive e depressive in atto.
Ci rivolgiamo quindi a tutte le forze sociali, politiche e associative democratiche e progressiste affinché si pronuncino tempestivamente contro questa sciagurata proposta e respingano con fermezza ogni svolta securitaria e orientata alla detenzione per il semplice reato di essere migranti poveri.

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OSSERVAZIONI SULL’ESITO DELLA CRISI E CONGEDO PERSONALE

La situazione politico-amministrativa in essere nel Comune di Imperia non era sostenibile oltre, neppure per un giorno.
I rapporti interni all’Istituzione, tra i diversi Organi e le diverse Rappresentanze, sono stati gravemente compromessi e continuamente esasperati da toni sempre più astiosamente polemici, con un evidente scivolamento verso una deriva personalistica che non è in alcun modo ammissibile nell’esercizio di pubbliche funzioni e nell’ambito di un mandato elettivo.
Le stesse condizioni in cui, da ultimo, si è provato ad affrontare alcune urgenti questioni amministrative emerse come gravemente irrisolte, realisticamente rimarcate dallo stesso Dott. Strescino, agite con sedi istituzionali di confronto del tutto ‘saltate’ e attraverso iniziative da parte di singoli consiglieri tanto volontarie quanto estemporanee, risultano del tutto anomale per una Assemblea Elettiva e comunque non più capaci di approdare a verifiche complete e formali come il mandato popolare esige, dicono in termini eloquenti che questa Consiliatura è esaurita.

L’intreccio, indissolubile, tra la estrema gravità di quanto evidenziatosi a seguito delle inchieste giudiziarie che hanno coinvolto l’Ente e i Sui amministratori e la sopravvenuta crisi di agibilità del Consiglio, non consente – e non può consentire – di garantire lo svolgimento del normale confronto all’interno dell’Istituzione elettiva, a partire dal ruolo che l’Assemblea e i Suoi Membri hanno quali espressioni dell’Organo Politico.

A fronte di quanto pubblicamente ribadito ancora ieri dal Dott. Strescino, che, nel darsi un ruolo politico del tutto improprio per un Sindaco, ritiene comunque opportuno rimanere in carica e proseguire nell’esperienza amministrativa, non rimaneva altra possibilità, per chi fosse consigliere comunale e non intendesse sopportare, unitamente ad una azione amministrativa palesemente ‘risucchiata’ nella volontà dell’Esecutivo, una simile alterazione del meccanismo della rappresentanza, che rinunciare in prima persona alla propria posizione e alle proprie funzioni rassegnando le dimissioni.

Nelle sue odierne dichiarazioni rilasciate ‘a caldo’ agli organi di informazione, il Dott. Strescino ritorna – è il caso di dire – pienamente se stesso, manifestando, in una circostanza delicata in cui avrebbe potuto usare altra cifra di discrezione istituzionale, il suo viscerale anticomunismo: parlare di “un movimento ‘trasversale’ tra Comunisti e ‘Scajolani’ per mandare a casa il Sindaco, contro una volontà popolare chiara espressa dalla gente e dalla città” non solo è confutabile di per sé, ma contraddice scientemente quanto è stato posto in essere: – le dimissioni, che per legge non possono che essere presentate contestualmente dai sottoscrittori proprio perché impegnano responsabilmente i singoli, sono state rassegnate dai consiglieri con atti distinti, diversamente motivati; – la rinuncia alla carica di consigliere riguarda ben 28 persone, esponenti di diverse formazioni e rappresentanze. La ‘riduzione’ che fa il Dott. Strescino vale solo come propaganda, tanto maligna quanto di corto respiro. Nella Città, per fortuna, c’è una memoria vigile, non ingannabile, dell’irriducibile impegno di chi ha lottato contro il sistema di potere di cui egli è espressione e piena conoscenza del nostro giudizio sulla gravità del coinvolgimento morale e politico anche della sua figura nelle sciagurate vicende di questi anni; – la volontà di esaurire con un atto di dignità istituzionale, rinunciando al potere della carica, la Consiliatura, divenuta palesemente insostenibile e ingestibile, anche per gli scontri sempre più feroci che Egli stesso ha animato fino ad oggi con i suoi sodali di sempre, é stata manifestata da tempo, pubblicamente e solennemente, dalle Opposizioni di CentroSinistra, che, altrettanto pubblicamente e solennemente, hanno manifestato la propria determinazione a non votare la mozione di sfiducia del PdL, da noi apertamente giudicata autoassolutoria e fuorviante. Il fatto che il Dott. Strescino ‘dimentichi’ in un colpo solo tutto ciò amareggia molto, poiché presta nuovamente al senso comune più superficiale e labile una semplificazione becera, nella risaputa logica di ‘un tanto al chilo’, agita del tutto demagogicamente.

E’ ormai qualche mese, che, in piena coscienza, affermiamo che le condizioni di tenuta del Comune e del suo corpo istituzionale, rovinate in egual misura da coloro che hanno avuto ruoli di comando per oltre un decennio e da coloro che hanno assicurato conformisticamente e fanaticamente ad essi la loro adesione, non permettono più di governare e amministrare la cosa pubblica, irreparabilmente guastata nel cuore della sua dignità e funzionalità democratica, se non in modo artificioso, procurando lesioni gravi, nel tempo, alla generale considerazione dei vincoli dell’assetto democratico e di autogoverno della nostra comunità.
Il domani di Imperia, democratico e amministrativo, lo diciamo con l’aspettativa che sin dai prossimi giorni possa meditarlo meglio e più serenamente lo stesso Dot. Strescino, va ri-costruito da subito, nella discussione pubblica, a nostro avviso intorno ad una idea di pubblico da saper riaffermare e rigenerare al centro della polis, sulla base di questa lezione memorabile offerta ai cittadini tutti, non solo Imperiesi, che sta trovando il suo epilogo necessariamente sofferente. Per chi vorrà tenerne conto, naturalmente. La prossima sfida democratica riguarderà essenzialmente questo punto cruciale.

Nel momento di congedarmi dal ruolo attribuitomi elettivamente, intendo ringraziare tutti i cittadini che hanno prestato attenzione al mio impegno di questi anni, quelli che hanno condiviso le mie iniziative e quelle che hanno avuto occasione di muovermi con franchezza le loro critiche. Contestualmente, intendo ringraziare il Partito cui mi onoro di aderire, Il P.R.C. di Imperia, per il sostegno che mi ha sempre garantito, facendo sì che la mia solitudine in Consiglio fosse un motivo fecondo di costante ricerca per sposare nell’azione quotidiana la radicalità della nostra critica con una proposta sempre progettuale e partecipativa, che ha infatti trovato nel tempo significativi motivi di riscontro e conforto in non pochi colleghi con cui ho condiviso la mia esperienza politica e istituzionale.

Pasquale Indulgenza
ex consigliere comunale
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SI SCRIVE IMU, SI LEGGE BANCOCRAZIA

Col governo Monti siamo caduti dalla padella alla brace: dalla repubblica del bunga-bunga di Berlusconi alla dittatura bancocratica della grande finanza europea.

Monti è stato scelto dalla borghesia italiana, spinta dalla grande finanza nazionale e internazionale, dalla Ue e dalla Banca centrale europea per cercare di far uscire l’Italia da una crisi del capitalismo senza precedenti, facendola pagare alle fasce più deboli
della società e distruggendo tutte le conquiste politiche, sociali, economiche e sindacali conquistate dal dopoguerra a oggi.

L’IMU SERVE PER NASCONDERE I TAGLI CHE LO STATO HA IMPOSTO AI COMUNI

I comuni sono costretti a trovare da qualche parte i soldi per funzionare perché Monti, per far contente le banche e dimostrare che il suo governo spende poco, ha smesso di versare contributi statali alle amministrazioni locali.
E non solo: ora i “cattivi” diventeranno i sindaci che, per accendere i lampioni, tappare buche nelle strade, contribuire alle mense scolastiche e così via, dovranno chiedere direttamente i soldi ai cittadini, mentre Monti, che molti credono una persona seria solo
perché non fa il bunga-bunga e non racconta barzellette, potrà farsi bello a Bruxelles, Strasburgo, Berlino e Wall Street.

È UNA STANGATA DA 2 MILIARDI, MA OLTRE UN QUARTO SE LO PIGLIA LO STATO

Monti però si è guardato bene dal varare la patrimoniale, ha confermato l’acquisto di decine di inutili cacciabombardieri F-35 e ha esonerato dal pagamento dell’IMU le scuole cattoliche e le fondazioni bancarie, mentre la farà pagare alle case popolari e agli anziani che sono negli ospizi.
«al posto dell’Imu – che non è progressiva e colpisce tutti, incluse le prime case – andava fatta una patrimoniale pesante sulle grandi ricchezze, mobiliari e immobiliari, dagli 800mila euro in su. Per recuperare risorse pensiamo che sia anche indispensabile mettere un tetto massimo di 5000 euro alle pensioni, ponendo fine ai cumuli pensionistici.» Dice Paolo Ferrero, Segretario Nazionale PRC

COSA COMPORTA L’IMU PER LA PROVINCIA DI IMPERIA?

Le vittime dell’IMU non sono solo i “poveri”: anche la cosiddetta “classe media” (albergatori, piccoli imprenditori, piccoli proprietari) sarà pesantemente colpita.

- Crollerà il valore degli immobili, perché non sarà più conveniente investire nel “mattone”, e chi ha usato i propri risparmi per comprar casa li vedrà sparire come neve al sole.

- Diminuiranno le presenze turistiche, e per due motivi: primo, perché chi prima aveva qualche soldino da parte per fare le vacanze ora lo destinerà a spese più essenziali e, secondo, perché i comuni senza soldi non potranno più offrire tutte quelle “attrazioni turistiche” (spettacoli, fuochi d’artificio, ecc.) che servivano per proporre un’offerta competitiva.

- Aumenterà la disoccupazione, perché i due settori finora trainanti dell’economia della provincia, turismo e edilizia, si troveranno a corto di incassi; di conseguenza chi sarà disoccupato dovrà ridurre al minimo vitale le proprie spese, intaccando anche il settore terziario (commercio, credito, ecc.)

- Vi sarà il pericolo di bancarotta per molti piccoli comuni, e quindi anche i posti di lavoro “fissi” nella Pubblica Amministrazione saranno a rischio come tutti gli altri.

Se tutto questo si chiama “Salva Italia” non osiamo pensare a cosa avrebbe potuto fare Monti se gli avessero chiesto di distruggere l’economia nazionale.

Non possiamo chiedere ai sindaci dei comuni della Provincia di non far pagare l’IMU, perché sarebbe una grave violazione delle leggi dello Stato, ma chiediamo che vengano applicate le tariffe minime.

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Giornata mondiale delle Vittime dell’amianto

I 32.000.000.000 di kg (trentadue miliardi di kg) di lastre ondulate ed altri manufatti in cemento/amianto sparsi per l’Italia ci riguardano tutti: il picco di mesoteliomi conclamati è atteso per il 2020… ammesso che, nel frattempo, mettiamo in pratica tutte le azioni stabilite per impedire che le fibre si disperdano nell’atmosfera che respiriamo.
Perché una sola fibra, 1.300 volte più sottile di un capello, è sufficiente per provocare il mesotelioma pleurico; come per le radiazioni nucleari non esiste effetto soglia, ne basta una: certo, più fibre, più probabilità…
È una storia contro la quale ci si scontra anche quando, semplicemente percorrendo le nostre strade di campagna incontriamo micro-discariche abusive di Eternit buttato via per non incorrere nella denuncia di qualche vicino e non ricorrere a costose ditte specializzate per il corretto smaltimento.
O quando passiamo a fianco dei moltissimi capannoni industriali presenti anche in pieno centro di Imperia coperti con lastre ondulate di Eternit.

Il 28 luglio 2010, su iniziativa del Consigliere di Rifondazione Comunista Pasquale Indulgenza, proprio il Consiglio Comunale di Imperia approvò all’unanimità una mozione che impegnava formalmente il Governo della Città – Sindaco e Giunta – oltre che ad assolvere alle incombenze di legge per gli Enti Locali in merito all’Amianto, ad avviare una serie di interventi per condurre la città e la Provinciaall’eliminazione dal territorio di questo immenso rischio:
• sensibilizzare adeguatamente i cittadini con l’attivazione di apposite campagne informative, anche sulla base dell’analisi dei relativi dati epidemiologici, realizzando azioni ed iniziative tese a far conoscere i rischi che l’amianto comporta per la salute e l’ambiente e le disposizioni di legge in materia, che indicano i criteri e le metodologie corrette per lo smaltimento di esso, nonché alcuni importanti incentivi esistenti a favore di tali interventi (ad esempio, le opportunità offerte da un progetto come “Provincia eternit free”, promosso da Legambiente e AzzeroCO2 per promuovere la sostituzione dei tetti in cemento amianto dei capannoni industriali o agricoli con impianti fotovoltaici, beneficiando degli speciali incentivi statali previsti dal DM del 19 febbraio 2007);
• promuovere una intesa con ASL e ARPAL per la localizzazione e descrizione – ovvero per un censimento – delle strutture pubbliche e private del territorio comunale contenenti materiali in cui sia presente il cemento/amianto (vasche per la raccolta dell’acqua, rivestimenti, tubi, coperture in eternit, canne fumarie, pannelli isolanti, coibentazioni di tubature) attraverso il ricorso a tecniche specifiche, sopralluoghi ed analisi tese al riconoscimento dei predetti materiali.
• raccogliere i dati e le informazioni di cui sopra al fine di disporre di un registro propedeutico alla predisposizione di un efficace piano di risanamento e bonifica del territorio;
• promuovere, anche d’intesa con ASL e ARPAL, come è stato fatto in alcuni Comuni d’Italia, la stesura e la sottoscrizione di una convenzione con gli operatori del settore, per eseguire la rimozione, il trasporto, lo smaltimento e la bonifica dei siti a tariffe inferiori a quelle applicate oggi sul nostro mercato, caratterizzato ancora da forti speculazioni;
• contribuire concretamente, per quanto di competenza e nelle possibilità di vigilanza ed ed ispettive del Comune, a migliorare il sistema dei controlli in loco.

Purtroppo, “in ben altre faccende affaccendata”, l’amministrazione Strescino non ha soddisfatto e realizzato questi impegni, malgrado la sollecitazione della Commissione Speciale Ambiente.
Eppure la Liguria è al secondo posto per vittime da Amianto.

Non è più accettabile l’inerzia: chi non fa ciò che si è impegnato a fare e che la legge impone, è anche responsabile moralmente.

Ricordiamo che:
— le fibre di asbesto penetrano attraverso le vie respiratorie, in base alla loro lunghezza (fino a 50 μm – decimillesimi di mm) e al loro diametro: le fibre con diametro inferiore a 0,5 μm possono raggiungere gli alveoli polmonari. Le fibre depositate causano attivazione del sistema immunitario locale e provocano una reazione infiammatoria da corpo estraneo. I macrofagi fagocitano le fibre e stimolano i fibroblasti a produrre tessuto connettivo: conseguenza di ciò è lo sviluppo di una fibrosi interstiziale. Le fibre raggiungono inoltre la pleura, esercitando anche in questa sede la loro azione fibrogena e cancerogena: è l’asbestosi;
— Un ispessimento della pleura, generalmente diffuso, più raramente nodulare. La sua crescita può portare a obliterazione dello spazio pleurico e conseguente blocco polmonare… si presenta in tre forme istologiche epitelioide, sarcomatoide, bifasica… La prognosi è infausta. Caratterizzato da aggressività e resistenza alle comuni terapie, consente una sopravvivenza media di 7,7 mesi (scarto 1-72) dal momento della diagnosi. L’età maggiormente colpita è compresa tra i 40 e i 60 anni: è il mesotelioma pleurico.

Per tutte le suddette ragioni, invitiamo:

— tutti i livelli istituzionali presenti in ambito provinciale a rammentare il significato della giornata dedicata alle vittime dell’amianto con un atto concreto e coerente con gli impegni assunti e le prerogative di competenza;

— le Amministrazioni locali e gli assessori competenti, in coincidenza del 28 aprile, a celebrare la giornata, dandone una comunicazione istituzionale attraverso i media e con l’invito di dedicare una piazza o una strada alle vittime dell’amianto;

— gli Enti Locali ad attivarsi per informare i cittadini sul rischio amianto e ad adottare le misure ed i controlli previsti dalla normativa in vigore per prevenire le future esposizioni ad amianto;

— le stesse Istituzioni a sollecitare la Regione Liguria ad organizzare quanto prima un momento di alto profilo pubblico quale occasione per approfondire, confrontare e programmare con le altre istituzioni ed i soggetti coinvolti, in particolare con le associazioni degli esposti all’amianto:

- lo stato di efficienza della legislazione vigente, con particolare riguardo al quadro regionale;

- l’andamento epidemiologico delle malattie asbesto correlate;

- lo stato di attuazione del censimento dei siti e delle bonifiche;

- a completare urgentemente la mappatura della presenza di amianto in tutta la regione;

- a verificare, aggiornare e rilanciare la necessaria pianificazione per lo smaltimento dei rifiuti contenenti Amianto.

PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA
Dipartimento Ambiente e Territorio della Federazione Provinciale
Circolo “Stenca-Binon”- Imperia
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Domenica 29 aprile a Saorge (Val Roja)

Da ormai 30 anni, con la fattiva e convinta partecipazione del Comune di Saorge, si ricordano i sei partigiani italiani trucidati in quel comune dai nazifascisti, catturati ad Upega il 17 ottobre 1944 durante il famoso rastrellamento che vide la morte di 25 combattenti, tra cui quella del Comandante Silvio Bonfante “Cion”. Fra questi Alberti Lorenzo di S. Bartolomeo, Moriani Domenico e Giribaldi Giovanni di Porto Maurizio.

In allegato le schede dei partigiani fucilati, la foto di Alberti Lorenzo, e la foto di gruppo in cui compaiono Moriani (ultimo in ginocchio a destra e vicino a lui Giribaldi) scattata a Piaggia pochi giorni prima del rastrellamento di Upega. In piedi, il terzo da sinistra è Vittorio Acquarone (primo Vice-Prefetto della Liberazione), quarto il Comandante Nino Siccardi “Curto”, quinto il Comandante della Prima zona Liguria Carlo Farini “Simon”, dietro di lui Il Commissario Libero Briganti “Giulio” morto combattendo a Upega il 17 ottobre, tra le braccia del Curto.

Domenica 29 aprile alle 10.30 a Saorge vi sarà la commemorazione dei partigiani fucilati, alla quale interverrà Roberto Moriani.
Nell’occasione sarà inaugurato un notevole trittico in stile “Guernica”:
http://www.saorge.fr/upload/1329812136_Triptyquesite.jpg

Per altre info:
http://www.saorge.fr/index.php?id=573&idn=6796

Schede dei Partigiani italiani fucilati a Saorge


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IMPERIA: L’ALTERNATIVA POSSIBILE E NECESSARIA TRA IL MARCIO E LA MUFFA

Da che era, fino a qualche settimana fa (fino al momento della manifestazione unitaria tenuta in città), chiara nei suoi lineamenti essenziali, la situazione imperiese si va facendo stranamente complicata, sì da imporre uno sforzo ulteriore per poter recuperare, a beneficio della discussione pubblica, elementi necessari ad un discorso di verità, anche in relazione al fatto che in questi ultimi giorni si apprendono a mezzo stampa esternazioni di persone e associazioni che ritengono di consigliare – in qualche caso anche con una perentorietà forse non del tutto giusta verso coloro i quali fino ad oggi si sono impegnati quotidianamente nella lotta contro tutto quello che sta venendo fuori – che si consenta a Strescino di continuare a fare il Sindaco – chi dice  fino all’estate, chi addirittura fino a dicembre, chi non dice nemmeno fino a quando – nella asserita convinzione che ciò serva insieme a ‘fare pulizia’ (anzi, magari a liquidare un intero “sistema di potere” dominante, locuzione con cui un pò tutti, anche a Destra, hanno ultimamente imparato ad esercitarsi pubblicamente con disinvoltura), nel contempo provvedendo ad alcune pratiche date per ‘necessarie’ e ‘urgenti’.

1) Posto che in un consesso democratico il sindaco non può certo decidere da solo, nella stanza in cui riunisce la sua novella “giunta tecnica”, nè l’agenda delle pratiche amministrative prioritarie, nè il loro contenuto, è del tutto evidente, nella situazione data, che non vi sono più le condizioni – e da tempo! – sia per una normale e corretta dialettica democratica tra le rappresentanze, sia per un normale e corretto rapporto tra Organo Assembleare ed Organo Esecutivo, essendo saltato del tutto il rapporto maggioranza/minoranza e sopravvivendo l’attuale Esecutivo in virtù di azioni, movimenti e posizionamenti del tutto artificiosi. Nel confronto – come da premesse – stanno montando l’imbarbarimento, la guerra tra fazioni e la personalizzazione più feroci. Come si può pensare che si lavori anche solo selettivamente, in un clima del genere, sempre che la cosa abbia un senso?
Chi ha sostenuto, quindi, che sarebbe auspicabile che sulle delibere che questa nuova giunta presenterà la minoranza potrebbe e dovrebbe pronunciarsi in Consiglio Comunale e “che, se non saranno condivisibili si voterà contro e il Sindaco e la sua giunta cadranno, ma cadranno su proposte non condivise”, propone una cosa del tutto astratta, avulsa dal contesto dato, ma soprattutto sembra non rendersi conto del fatto che i poteri di una giunta municipale e di un sindaco vanno ben oltre, nel nostro ordinamento, le competenze del Consiglio, consentendogli di prendere, giorno per giorno, centinaia di provvedimenti autonomamente, a partire dalle nomine nelle società e negli enti. Con gli esiti pratici, materiali e simbolici, che da questo agire scaturiscono. La vicenda di quest’ultimo periodo ci consegna, dentro il quadro di un colossale scontro interno alla Destra, una operazione, quella in corso, che non è nè minimalista, come ci si potrebbe aspettare da una presunta ‘anatra zoppa’, nè a-politica, bensì apertamente connotata  ideologicamente e con una sua chiara strategicità. Questo è il ‘nuovo che avanza’.
2) Le materie che con una insistenza che si va facendo un pò inquietante vengono richiamate come necessariamente meritevoli di essere elaborate e trattate da una amministrazione non commissariata, giocando una suggestione non poco enfatizzata a livello mediatico, possono in realtà, in buonissima sostanza, essere tranquillamente affidate alla responsabilità che va riconosciuta in linea di princìpio ad un commissario prefettizio. E’ peraltro evidente, tranne che a chi scelga di non vedere la realtà e privilegi in esclusiva l’ottica di una sua interpretazione, che una amministrazione comunale funziona ogni ora ed ogni giorno e che per ogni ora e ogni giorno che passano, chiunque – amministratore, singolo cittadino o gruppo sociale – potrebbe legittimamente aggiungere l’importanza di una pratica ulteriore all’elenco che già sentiamo fare come un mantra.

3) E allora, chiariamo:
a)
Per quanto riguarda le mense scolastiche – che l’attuale sindaco ha sostenuto fino in fondo dovessero soggette a privatizzazione – se il punto ora è ottenere una proroga fino al 31 dicembre, questo lo può fare benissimo un commissario, senza bisogno di ricorrere ad una assessora ad hoc.
b) Analogamente, un commissario ha le prerogative per intervenire opportunamente in merito alla problematica delle spiagge e dei lidi, per una cui meditata ed esauriente pianificazione bisognerà comunque attendere la definizione, quando sarà, di un complessivo programma amministrativo che riguardi l’intero livello urbanistico territoriale.
c) Anche l’introduzione di una zona a traffico limitato al Parasio, ovviamente, può essere soddisfatta da un funzionario pagato dallo Stato appositamente per tenere un periodo speciale di gestione di un Ente Locale, come pure l’eliminazione dell’osceno arredo urbano di Piazza Dante. Basterebbe, a meglio sollecitare cose del genere, che un pò di cittadini, comitati e forze politiche le facessero presente attraverso l’argomentazione di ragioni chiare e coerenti con un semplice discorso di buona amministrazione.
d) Sulla gestione del nuovo museo navale (o “del mare” che dir di voglia), anche qui si può operare convenientemente senza ‘tecnici’ di sorta.
e) La stessa indagine interna sulla gestione dell’edilizia privata, promossa dal segretario generale, può èssere sviluppata in regime di commissariamento. Anzi, è nostro parere che essa troverebbe senz’altro adeguata cura, sotto tale regime, in un clima istituzionale e ambientale anche più sereno rispetto a quello attuale.
f) Da ultimo, a proposito del tema acqua, con cui un neoinsediato consigliere a sostegno di Strescino – verrebbe da dire quasi ancor prima che sedersi al suo posto! – ‘alza la posta’, mettendo in campo addirittura il destino del servizio idrico: qui la cosa si fa quasi surreale, se pensiamo che solo qualche mese fa è stata bocciata in Consiglio la mozione che chiedeva di garantire l’ente (cioè: metterlo in sicurezza) nella possibilità di pubblicizzare per davvero il suddetto servizio. E non ci pare di ricordare parole spese dal Primo Cittadino, in merito, o dai suoi attuali supporters in Consiglio…

Il margine di incertezza insito nel fatale commissariamento prefettizio – esito cui ci porta tutta questa schiera di amministratori della Destra! – è un elemento di cui la Politica a questo punto si deve far carico assicurando una sua azione democratica incalzante, dall’esterno del Palazzo. La stessa che, mentre le inchieste della Magistratura continueranno a produrre i loro esiti, porrà finalmente allo scoperto programmi, posizioni e intendimenti.  Gli stessi, con cui andremo a fare nuove elezioni.

4)
A chi sostiene la ‘tesi’, ricordando le sofferenze patite nel corso di una propria storia di Sinistra dal ’45 ad oggi, della preferibilità di Strescino rispetto agli “scajoliani”, quasi si potesse considerare quest’ultimo come uno strumento di un’opera che si vorrebbe ora ‘virtuosa’, utile e decisiva, suggerisco, con tutto il rispetto, di andarsi a vedere o a leggere il discorso tenuto dall’attuale sindaco in occasione dello scorso 25 aprile per denotarne tenore e propensioni, che proprio – ahinoi! – non lasciano margine alcuno alle più generose fantasie su un suo ‘ ravvedimento’ o ripensamento rispetto alla lotta antifascista e alla sua attualità. Certo, il giudizio che diamo dipende dal valore che attribuiamo nella vita pubblica ai discorsi ufficiali, e ultimamente ci siamo abituati a sentire le acrobazie retoriche più incredibili, dagli scranni istituzionali….
Ma anche la tentazione, proveniente da altri ambienti, di credere ad uno Strescino ‘figliuol prodigo’ che si restituisce “pentito” e contrito alla sua casa-citta, fa parte di una ‘narrazione’ che in tutta franchezza mal nasconde una cosa che un pò di psicologia ingenua facilmente spiegherebbe: come quasi sempre succede in casi simili, il fatto stesso di finire nei panni della vittima, a pochi giorni dalle prime intercettazioni pubblicate e dal suo stesso essere stato in Procura, e, qualche settimana più avanti, in quelli del bersaglio principale di ‘cattivi cattivissimi’ per le sue subitanee prese di posizione, ha determinato l’effetto-paradosso di farlo apparire in una luce positiva e promettente, ben al di là della sostanza, che, per quanto ci riguarda, è ancora espressa, con abbondante sufficienza, da tutto quello che ha fatto finora come amministratore e dagli stralci delle intercettazioni che abbiamo dovuto lèggere.

5)
Se dall’iperattivismo esibito in queste settimane convulse, si è capito che Paolo Strescino, sindaco della Città a tutt’oggi, non era nè un ‘utile idiota’ nè un ’servo sciocco’, sarebbe doveroso chiedersi, nella cosiddetta società civile imperiese, innanzitutto: ma allora, che cos’era e che cosa rappresentava? Fare chiarezza su questo è infatti necessario, se si vuole capire e definire non solo natura e portata dell’operazione politico-amministrativa che con altri egli sta ritenendo di portare avanti (sebbene sulla stessa ci si possa facilmente fare qualche idea, vedendo, ad esempio, la logica con cui sono state fatte le nomine in Amat, Imperia Servizi, ecc.), ma anche natura e portata del “sistema di potere” di cui si parla. Sistema di potere vastissimo e profondo, come ho già avuto modo di scrivere recentemente, con più di una articolazione interna. Dunque, il punto essenziale è: quali sono le responsabilità di Paolo Strescino, da sempre organico all’articolato “sistema di potere”, lanciato in carriera fino a diventare Sindaco, e tuttora Sindaco dopo che è venuto fuori chiarissimamente che cosa si brigava proprio negli ultimi tre anni per così dire ‘a sua insaputa’, mentre egli era in carica. Dov’era? E dov’erano, in allora, i suoi sponsor più importanti e titolati nell’attuale contingenza?

6)
Secondo noi, il sindaco Strescino avrebbe dovuto rassegnare le dimissioni subito dopo lo scoppio della crisi. Noi, che lo chiedemmo pubblicamente già nell’estate del 2010, quando egli si rese responsabile della manifestazione pubblica in Calata Anselmi in cui si chiedeva di “buttare a mare”, mentre lui li indicava nominativamente, i consiglieri oppostori, ribadiamo che egli non può pensare, proprio per il ruolo che avuto, di indicare oggi al Consiglio e alla Città la linea più saggia da tenere. Non ne ha i requisiti, se non quelli che gli vengono dalla forza della carica ricevuta. E abusare oggi di questa forza, dopo tutto quello che è successo – torniamo a dirglielo di nuovo – può risultare devastante, prima o poi.

7)
Solo pochi giorni or sono, egli ha dichiarato in una intervista che “esaminato tutto l’iter del progetto di concessione e i vantaggi abnormi del costruttore”, ha compreso che “si stava sbagliando ed era necessario non subire più. Tre settimane fa mi è apparso tutto chiaro: era tempo di chiudere con certi favoritismi”. Cioé: ha forse inteso dire che prima, a partire dal 2005, non aveva esaminato “l’iter del progetto”? E come aveva accettato, assunto e mantenuto la carica di sindaco? E come si può pensare, oggi, che la conservi indenne? Che la tenga una persona che appena un anno fa dichiarava “Ora possiamo guardare al futuro con più tranquillità, perché il porto, noi lo diciamo da anni, rappresenta il futuro per i nostri figli. La sentenza credo abbia sgombrato il campo da molte problematiche. Caltagirone era ed è il partner fondamentale per questa operazione. Senza di lui il porto non ci sarebbe”.[La Stampa, 6-3-2011], e ancora : “L’opposizione, lo dicono i fatti e gli atti ufficiali, è stata da sempre contraria al porto e allo sviluppo turistico di Imperia. Non soltanto. Gli esponenti di minoranza hanno tentato sistematicamente di danneggiare l’immagine dell’Amminstrazione e della città intera. Con tutto il rispetto per la nautica sociale, ma c’è qualcuno in questa città che si meriterebbe di andare con un gozzo a remi, visto che non riesce o non vuole vedere i locali alla Marina che funzionano a pieno ritmo e nuove opportunità di lavoro che si aprono per i nostri giovani”.[La Stampa, 16-3-2011].

8 ) La mozione di sfiducia presentata da quindici esponenti del PdL ‘maggiore’, di ‘osservanza ortodossa’, più un sedicesimo di provenienza ‘mista’, pone strumentalmente il problema, etichettando Strescino come manifestamente inadeguato. Per evitare in modo vile (e miope) di prendersi anche una sola responsabilità di quello che è accaduto per anni e anni, queste persone fanno un clamoroso autogoal, perché quel solo rigo contiene l’ammissione della propria insipienza e rischia di fare il gioco proprio del ‘cerchio magico’ del sindaco che si è ‘destato’ pronto a battersi “per il bene della città”.

9)
Per chi invece da oltre quindici anni si batte, come il sottoscritto, per le strade prima che in Consiglio, sia contro il complessivo sistema di potere dominante ad Imperia, sia contro il dissennato e opacissimo disegno del porto turistico, che eccitava la Maggioranza di Destra, (fino a ieri definita monolitica dal suo interno), come una religione ad una setta di fanatici invasati, bisogna invece impegnarsi affinché entro questa primavera l’esperienza politico-amministrativa in corso sia chiusa definitivamente in un modo argomentato, esauriente e definitivo, assumendo il coraggio civile che serve nei momenti topici della vita pubblica di coniugare la critica con l’autocritica e traendo tutte le conseguenze da questo.

Noi del PRC continuiamo a chiedere che sia il Sindaco in prima persona a capire la non sostenibilità e la non credibilità della situazione e a risolvere la crisi con le proprie, autonome dimissioni. Il tempo avuto per l’approvazione unanime della delibera di garanzia sul porto, nella scorsa seduta del 12 aprile, e un bel pò di settimane ancora trascorse per esercitare la carica, possono bastare senz’altro per una risolutiva azione di dignità, posta la consistenza della sua sostanziale responsabilità nelle vicende in argomento e nella storia politica cittadina e provinciale. Faccio perciò nuovamente appello a lui, che non ho mai aggredito e mai aggredirò, per stile e costume, sul piano personale, come hanno fatto e stanno facendo tanti suoi antichi e prestigiosi sodali: rassegni le dimissioni e acquisti con ciò un estremo titolo di onorevolezza e avvedutezza. Se lo fa e subito dopo si mette a disposizione, come cittadino e uomo pubblico, di un comune impegno civico a perseguire la verità e la giustizia tra la nostra gente, sarò il primo a riconoscergli pubblicamente merito.
Mi aspetto, altresì, che questo stesso appello che muovo giunga all’attenzione di coloro che, in Consiglio Comunale, hanno deciso di appoggiare l’amministrazione in carica.

9) A nostro avviso, il problema vero è ottenere di chiudere quanto prima con questo quadro politico-amministrativo e con questo segno del governo locale, non accettabili oltre, per mettersi subito in cammino, con la parte migliore della città, verso la ricostruzione dalle fondamenta di una buona politica e di una sana progettualità per corrispondere ai bisogni della nostra comunità.
Questo è il compito precipuo per cui deve lavorare una Sinistra che sia tale, capace di non farsi suggestionare, in un momento così pesante, dalla confusione che più o meno emotivamente si sta facendo da diverse parti tra la realtà delle cose e una sua rappresentazione, o da manifestazioni che pretenderebbero di vedere in Strescino una sorta di vendicatore inatteso, di riparatore dei torti, frutto, se lette più in profondità, soprattutto delle tante frustrazioni covate nel corpo della ‘maggioranza silenziosa’ locale  e della base ‘moderata’ rispetto ai signori del sistema di potere di cui si è stati sudditi per decenni e decenni, al limite un pò mugugnoni, ma normalmente passivi e accondiscendenti.

10) La Sinistra deve invece stare dentro questa crisi da protagonista e saper proporre, in autonomia, una uscita da essa che sia improntata all’alternativa sociale e politica, centrata su un autentico concetto di interesse collettivo e bene comune. Deve trovare il coraggio e la fermezza che la facciano uscire dalla sua storica subalternità, le idee nuove e innovative per rilanciare un progetto di sviluppo sano (compreso quello della nostra portualità) e puntare così a costruire le basi di una nuova egemonia, attaccando il sistema di potere nella sua interezza e organicità e non consentendo in alcun modo, nemmeno un secondo di più, che, nel pieno di uno scontro feroce dentro la Destra, riesca una operazione di travaso e di trasformismo capace di dare corpo e voce ad un nuovo blocco politico e di potere.  E’ già successo troppe volte, in passato, nella storia di questa terra.

11) La linea di Rifondazione Comunista, in questo difficile percorso, infine, sarà – come già è – improntata alla costante ricerca di un connubio tra unità e autonomia. Ma sia chiaro che nel momento in cui personalmente mi renderò conto che il mio ragionare sulla questione – riportato qui schematicamente per punti -  rischierà di entrare in conflitto con la mia coscienza delle cose, ne parlerò con il mio Partito e ne trarremo insieme le conseguenze dovute sul piano dell’impegno istituzionale cui siamo stati chiamati per mandato elettivo.

Pasquale Indulgenza
capo gruppo P.R.C. al Comune di Imperia
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IMPERIA: FACCIAMO CHIAREZZA IN PROFONDITA’!


Se si parla di “sistema di potere”, come in questi giorni giustamente e motivatamente fanno attori politici di diversa estrazione, non si può intenderlo come una questione unicamente morale e non fare riferimento alla struttura economica e sociale del territorio. Esso, infatti, si è affermato nel corso di decenni, assicurandosi un enorme e stabile consenso grazie alla stratificazione di interessi materiali e rendite di posizione. Sostanzialmente, i ceti possidenti e l’alta borghesia locale hanno costruito una alleanza storica con il ceto medio e le varie fasce della piccola borghesia giocando principalmente le leve della rendita immobiliare, degli impieghi improduttivi delle risorse, dell’assicurazione di sbocchi lavorativi ‘sicuri’ nei diversi àmbiti della pubblica amministrazione.

E’ così che sotto il profilo occupazionale (e della collocazione sociale) le cose sono andate, in termini essenziali: ai ‘figli di papà’ la successione in carriera nelle professioni e i posti di prestigio, alle fasce intermedie un pò di commercio e la promessa del posto fisso, a tutti gli altri – esaurita la filiera del lavoro in fabbrica – la precarietà delle attività stagionali. Con la conseguenza di una emorragia sempre più pesante e sofferente di giovani imperiesi costretti ad allontanarsi dalla loro terra.
Si tratta di una logica le cui caratteristiche di base vengono in superficie, nitidamente, proprio per effetto delle inchieste e nelle tumultuose vicende correnti: da un lato il giro dei grandi affari attesi per la realizzazione del porto turistico; da un altro, l’emersione dei potentati imprenditoriali e affaristici che da sempre fanno ‘il bello e il cattivo tempo’ nel mondo dell’edilizia e del mattone.
Il consenso a questo sistema politico/economico è stato assicurato fino a Tangentopoli dalla centralità pervasiva e collosa della Democrazia Cristiana; quindi, dalla metà degli anni Novanta ad oggi, dal berlusconismo organizzato, che ne prende le consegne miscelandole con un bel pò di craxismo, e dal rampantismo ‘in giacca e cravatta’ che ne ha rilanciato il successo tra i più giovani. Un consenso costruito sapientemente con l’imposizione nel senso comune di un argomento in realtà del tutto ideologico: la ‘certezza’ che Imperia fosse da sempre e per sempre una realtà ‘bianca’ e ‘moderata’.
Bisogna finalmente riconoscere che tale operazione si è avvantaggiata non poco di una subalternità, culturale e politica, della Sinistra storica e delle forze rappresentative del mondo del lavoro dipendente, che non sono state capaci di proporre, agire e perseguire, autonomamente, un modello di sviluppo realmente diverso e, quindi, una reale prospettiva di cambiamento. La debolezza nel contrastare la spinta alla terziarizzazione ampiamente speculativa che ha costituito l’esito della deindustrializzazione del nostro territorio e nell’animare e favorire la conflittualità e la reattività che avrebbero potuto e dovuto alimentare altra dialettica sociale e altro fecondo dinamismo – parzialmente riscattata dall’impegno nella vigilanza democratica e nell’azione di  denuncia civile profuso in questi ultimi sette anni nell’Aula del Consiglio Comunale e nella città – ha favorito l’imposizione di una ‘pace’ soporifera che, come una dolce droga, ha finito per andare bene un pò a tutti, in modo ampiamente trasversale, fino all’affermazione di una “vocazione turistica” tanto retoricamente sbandierata dai diversi angoli quanto distrattamente assunta nei suoi reali contenuti.
E non ci si accorgeva, nel frattempo, che Imperia – sempre più cementificata e depredata delle sue migliori risorse, diventava una ‘bella addormentata nel bosco’ destinata a  risvegliarsi fatalmente nella visione riflessa e scioccante della propria, orrida consunzione. Esattamente quello che sta succedendo ora.

La cosa più pesante, in questa storia ponentina, è stata una logica nella selezione della classe dirigente dominante che, dai consigli di circoscrizione fino agli scranni parlamentari, ha preteso nella formazione delle ‘carriere’, la piena omologazione ad un solo ‘segno del comando’, finendo quindi per esaltare fatalmente – tra obbedienze e convenienze – le qualità della mediocrità, del servilismo e dell’avventurismo. Questo è il vero ‘cuore’ del ‘sistema’, ed esso – dobbiamo essere chiari – consegna una continuità che non fa salvo nessuno che abbia partecipato con ruoli e funzioni di rilievo, negli ultimi quindici anni, della politica della Destra e del perseguimento del consenso necessario per il potere. Perché tutti hanno contribuito a sostenere ideologicamente un certo ordine costituito, un quadro cristallizzato della situazione locale che ha toccato l’idolatria e ha cominciato a mostrare crepe non più occultabili solo due anni fa, quando la ‘narrazione’ del porto “più bello del Mediterraneo” ha preso a rivelarsi per quello che era: un cinico racconto, sulla bocca di alcuni; una favola per sciocchi, nella testa di altri.
Ecco perché – lo ribadiamo – riteniamo che la Destra locale tuttora al governo non abbia più titolo alcuno per mantenere i ruoli che ha ricevuto: la sua responsabilità è sia morale che politica. E’ legittimo ed apprezzabile che, da parte di alcuni, si ritenga di distinguere, in forza delle proprie ragioni e dei propri convincimenti, una Destra ‘buona’ da una Destra ‘cattiva’, ma la storia di quasi un ventennio è incancellabile. Come i suoi esiti.
Certo, è evidente che in tutti questi anni abbiamo assistito ad una trasformazione accentuatamente degenerativa del ‘sistema’, sempre più connotato da un mix micidiale di familismo, nepotismo, servilismo e autoritarismo. Aspetti di cui oggi qualcuno prende coscienza e distanze, ma rispetto ai quali fino a pochissimo tempo fa tutti stavano ben zitti, in pubblico. Non si erano accorti nemmeno di questo, forse? Meglio tardi che mai, diciamo. Ma questi elementi involutivi ed esiziali non si sarebbero affermati senza un viatico che ancora una volta é stato ideologico ed ha contraddistinto le culture e le pratiche di tutte le compagini, le fazioni e le appartenenze della Destra in ascesa: l’ultradecisionismo, il presidenzialismo e il plebiscitarismo, uniti al credo liberista, cui il grande potere berlusconiano ha dato la spinta determinante per riuscire ad imporsi a tutti i livelli, ‘sdoganando’ e proiettando in alto.
Si è giunti così anche alla disastrosa e vergognosa situazione locale, nella quale il prevalere delle logiche privatistiche sull’interesse pubblico non si vede solamente nella vicenda del porto turistico, ma nel complessivo indirizzo rivendicato e perseguito dalle Destre in tredici anni di ininterrotto governo locale: nell’incessante consumo di suolo e nell’edificazione incontrollata, che ha riempito Imperia delle ‘seconde case’ che oggi tornano a pesare nel discorso dell’aliquota Imu e ha provocato ingenti danni ambientali, nella piena accondiscenza ai ‘desiderata’ delle lobbies locali, nel minimalismo dei servizi pubblici e collettivi, dal trasporto alla sicurezza sociale, che fanno da retroterra alle politiche di esternalizzazione che – ben prima che dalla crisi intervenuta – sono state invocate dai mantra, diecimila volte sentiti nell’Aula del Consiglio, delle ricette liberiste e mercatiste in auge in questo ultimo, disgraziato periodo della storia Italiana.
La vicenda della refezione scolastica, in questo senso, è emblematica: in ballo c’è una esternalizzazione orientata e preparata da tempo, coltivata fino all’ultimo da questa Amministrazione, sulla base di precisi indirizzi politici e programmi elettorali.
Una generale superficialità, figlia anche dell’appiattimento su un solo verbo filosofico-politico, ha favorito, se non soggettivamente, oggettivamente, la situazione presente. E’ significativo che ancora oggi, in questi giorni di tremenda ‘bufera’ che violentemente scoperchia il tetto dell’edificio che i suoi artefici e sponsors volevano già costruito e pronto all’uso, il protagonista maggiormente esposto nella vicenda sia stato definito, da più di una parte, “un grande imprenditore”, lasciandoci onestamente il dubbio che tuttora, quando si parla di importanti attività e iniziative economiche, si tenda a non cogliere la differenza che già nella Lingua Italiana passa tra un “grande” messo prima del sostantivo e un “grande” messo dopo, soluzione che sicuramente meglio si presterebbe a qualificare i requisiti reali del personaggio (la cui lunga storia non poteva peraltro non essere conosciuta e apprezzata in modo più attento): cioè di una potenza essenzialmente riconosciuta nel mondo degli affari e in certi ambienti politici e di potere.

Il punto, quindi, è fare oggi i conti per davvero, in profondità, con questa realtà stratificata, nella quale sono impastati elementi strutturali di ordine socio-economico con elementi squisitamente ideologici.
Occorre allora capire che se si vuole abolire il “sistema di potere” di cui finalmente si parla in modo aperto, fuori dall’ evasività anche un pò omertosa finora prevalente, occorre prepararsi a smantellarlo pezzo per pezzo contrapponendogli un edificio del tutto diverso, le cui fondamenta abbiano l’impronta di una nuova progettualità: nuove alleanze sociali che privilegino le generazioni più giovani e i loro bisogni di crescita e affermazione, il fermo primato del pubblico nei servizi e nelle opere di interesse collettivo, il rispetto dell’ambiente e del territorio come beni comuni, il riconoscimento della priorità dei valori d’uso (dell’utilità sociale) rispetto ai valori di scambio e alle speculazioni mercantili.
Occorre fare di questi elementi non soltanto dei valori ideali, delle mere propensioni indicative, ma precisi interessi materiali, percorsi di vita e di lavoro che devono incarnarsi in soggetti concreti. Nei soggetti del cambiamento avvenire.

E’ chiaro che questa sfida si annuncia come una vera ‘traversata nel deserto’ e pretende tempi lunghi, affinché, con una rinascita del protagonismo sociale e civile, nuove soggettività prendano ad agirla pubblicamente. Perciò, occorre partire subito. Nella situazione data, pensare di poter fare compromessi politici per ottenere ‘alternanze’ virtuose, potrebbe illudere nel brevissimo periodo che qualcosa si migliori, tale e tanto è lo scempio che si è consumato finora, ma presto riporterebbe le cose al loro posto e restituirebbe i ceti più elevati alla loro ambizione di innervare e caratterizzare la rappresentanza politica e sociale.
Senza un polo di Sinistra che metta mano alla costruzione di una alternativa politica reale e cambi la rappresentanza, la questione morale sarà sempre sganciata da quella sociale, come nobile petizione di principio senza un ancoraggio che non sia quello nella mera fiducia da prestare individualisticamente all’ennesimo homo novus. Ma noi abbiamo necessità di una trasformazione che parta dal basso e dal basso rivendichi di poter esprimere nelle scelte della e per la comunità una democrazia ben altrimenti partecipata dai cittadini. L’etica pubblica da riaffermare non può viaggiare separata da scelte radicali ed esigibili a favore del benessere collettivo e dei bisogni popolari, contro l’avidità della rendita e il prevalere degli interessi dei ceti proprietari. Il disegno del nuovo modello di sviluppo del territorio deve essere coerente con queste priorità e con nuove relazioni sociali. Tertium non datur.
Che ci pensi bene, in questo momento drammatico e storico per Imperia, ma difficilissimo per tutta l’Italia, chi confida nelle possibilità del centrosinistra locale.

Pasquale Indulgenza
capo gruppo P.R.C. al Comune di Imperia

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IL TEMPO DI COMINCIARE IL CAMBIAMENTO E’ ORA!

Non siamo mica nati ieri!
Non si venga a dirci, per favore, che il proseguimento del mandato amministrativo è per un interesse ‘superiore’ a quello rappresentato dalle parti politiche di opposizione che chiedono che dopo il 12 si chiuda con questa esperienza. Non ce lo meritiamo, francamente. A parte il fatto che ogni espressione di volontà, nel confronto pubblico, deve riconoscersi – se non proviene da supponenza o autoreferenzialità – quale frutto di un punto di vista parziale, questa soluzione, anche per la sua dichiarata ‘missione a termine’ (la fine dell’anno), risulta di fatto assimilabile, nella situazione data, ad una sorta di campagna elettorale anticipata!
Il fatto che una lotta per l’egemonia nel campo di Destra possa essere confusa con una ‘cavalcata’ al di sopra delle parti, sinceramente, suona persino estremamente beffardo, per le forze che hanno costruito, in questi anni durissimi, una opposizione di trincea a quanto veniva pervicacemente imposto senza ascoltare, fino a qualche mese fa, altra voce che quella della propria arroganza.

Non ci facciamo fuorviare, in tempi in cui antipolitica e tecnocrazia sovrabbondano, da simili formule e alchimie: una sommatoria di interessi particolari e di pratiche amministrative specifiche, per quanto urgenti, non fanno l’interesse generale, che deve invece poter verificare la propria legittima pretesa in una sede di confronto democratico ben diversamente saldo e chiaro di quello che rovinosamente  si è determinato a livello locale.

Chi ha avuto la guida del governo locale, dunque, faccia piuttosto i conti interamente con la propria quota di responsabilità, che pesa all’interno di una logica sistemica di potere che ha prodotto, per decenni, solo danni, e contribuisca davvero, se davvero intende corrispondere con dignità al drammatico significato storico del momento che sta vivendo Imperia (e l’intera provincia) a ‘denudare’ un ordine delle cose locali appoggiato e sostenuto fino ad oggi, ahinoi pure nella base sociale, anche con massiccie dosi di opportunismo, servilismo e ignavia.

Le azioni di messa in sicurezza dell’Ente riguardo alla vicenda porto turistico e la rivendicazione di quanto il nostro Comune si è visto sottratto indebitamente sono atti dovuti e rientrano tra le cose che vanno fatte in ogni caso. Per questo stiamo dicendo da settimane e settimane di utilizzare ogni giorno e ogni ora a tal fine e poi fare basta. Ma l’operazione “giunta tecnica” vuole andare oltre, come esplicitamente si afferma da parte dei suoi promotori. Allora, parliamoci chiaro: essa non ha nè un carattere di novità nè alcunchè di condivisibile sul piano degli indirizzi.
C’è, in tutta evidenza, una continuità indelebile e insopprimibile con strutture, ambienti e culture di potere che continuano ad esercitare la loro influenza, seppur segnata dalle oscillazioni che si stanno verificando nel centrodestra. Altro che ‘rottura’ col passato. E non sfuggono di certo i motivi di condivisione pubblicamente sottolineati da esponenti pidiellini, democristiani e liberali insieme, come i fratelli Adolfo, una autorevole ‘presenza’ rappresentativa dell’orientamento confindustriale, una riemersione del protagonismo di marca A.N.

Il fatto è che la realtà delle cose si sta dimostrando sì vasta, complessa e terribile, da esigere che si mettano in discussione radicalmente tutte i potentati locali e le influenze tradizionali. La cosa può fare paura a più d’uno, ma è cosi.
Insieme all’inchiesta sul porto turistico, quella emergente sull’edilizia privata dice in modo chiarissimo, già nell’iniziativa che l’annuncia (secondo noi, tardivamente), come gli interessi privati coltivati in questo settore – piccoli, medi e grandi, per decenni – siano stati capaci in moltissime occasioni di prevalere in modo diretto e indiretto sulla capacità dei pubblici poteri di tutelare l’interesse della collettività, con la conseguenza di una cementificazione del territorio e un continuo arricchimento per pochi. Ma – siamo onesti – questo non lo si diceva, forse, nei conciliaboli di strada? Verrebbe voglia di citare il (da noi) compianto Pasolini che parlava delle responsabilità nelle ‘stragi di Stato’: “Io so, ma non ho le prove”.

Va fatto finalmente un discorso di verità: per come è stata ridotta dai suoi governanti e dai suoi padroni, Imperia dovrà affrontare una vera e propria ‘traversata nel deserto’, una rigenerazione del proprio tessuto civile che per tutti costituirà un impegno di anni. E non sarà di certo l’Imperia della rendita e degli affari sulle seconde case, del notabilato e dei poteri forti che si renderà disponibile a tale sforzo, (anzi!) ma una Imperia che ora sta nascendo da una presa di coscienza collettiva dei diritti che le sono stati offuscati e dei bisogni che le sono stati sacrificati.
Sarà di certo un cammino irto di ostacoli, gravido di rischi e pieno di incognite. Ma è l’unico cammino, per come la vediamo noi, che può rompere davvero il ‘sistema di potere’ e aprire ad una vera alternativa, capace di incidere nella struttura economica e sui rapporti sociali disegnando così una nuova prospettiva di sviluppo e di crescita.

Pasquale Indulgenza
capo gruppo P.R.C. al Consiglio Comunale di Imperia
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Esposto parcheggio interrato S.Lazzaro

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Il Segretario Provinciale del PRC/FdS Mariano Mij, il responsabile provinciale ambiente e territorio del PRC/FdS Alberto Gabrielli e il capo gruppo PRC al Consiglio Comunale di Imperia Pasquale Indulgenza hanno presentato agli organi competenti l’allegato esposto riguardante l’allagamento del parcheggio … Continue reading

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